Due uomini in marcia: senza un euro (e senza auto) da Piacenza a Nizza
Ebbene, sì. Siamo rimasti a piedi. Letteralmente. Ma non perchè abbiamo finito la benzina. E’ che abbiamo finito i soldi per comprarla.
Barboni? Sfaccendati? Macchè. Lavorare, lavoriamo. Eccome. Chi scrive è un neo-prof di scuola media (Sandro) e un giornalista (Antonio). Ma siamo precari. Anzi, precarissimi. E dopo quattro anni (quattro anni!) di lavoro e di fatiche, quest’estate (come ogni estate), ci siamo ritrovati con pochi euro in tasca. E così, per non chiedere -a trent’anni suonati- la “paghetta” ai nostri genitori, abbiamo deciso di ridurre le spese al minimo. E di partire comunque. Ma, appunto, a piedi. E con zaino e tenda sulle spalle. Che con questi chiari di luna -e la verde a oltre un euro e trenta centesimi al litro- se no, non saremmo andati lontano. Anzi, proprio da nessuna parte.
Insomma, niente slow walking. E nessun amore particolare per i boschi. Anzi. Noi, che viviamo nel ventre della ricca Emilia, tra Parma e Piacenza, vorremmo attraversare l’appennino. E andare al mare. Per la precisione, fino in costa azzurra. A Nizza. Un’idea un po’ folle? Forse. Ma progettare -o sognare ad occhi aperti- un viaggio, almeno ha il pregio di non costare niente. E poi chissà, magari in costa azzurra un riccone, mosso a pietà, ci darà anche un posto fisso. O almeno un piccolo obolo.
Ma mica vogliamo spacciarvela per una vacanza alternativa. La nostra -piuttosto- sarà ed è una vacanza squattrinata. O come va di moda dire oggi: low cost. Very low cost. Un po’ come le nostre vite. Ecco tutto. Perchè raccontarla? Perchè, come scriveva Reiner Werner Fassbinder, “ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo”. Come a dire: eccheccazzo, almeno protestiamo. Ci sfoghiamo.
Protestiamo contro il prezzo della benzina? Beh, un po sì. Ma non è questo il punto. Il fatto è che di motivi per protestare, i giovani italiani ne avrebbero davvero tanti. Ma non lo fanno. Non lo facciamo. Ma non sarebbe ora di darsi una mossa? Di marciare -a costo di sembrare un’armata brancaleone- anzichè rimanere sempre fermi a sognare una vita che non arriva mai?
Perchè, diciamocelo, l’Italia non è un paese fermo. E’ che si sta pietrificando. Da Belpaese, ormai, siamo diventati il Paese dei dinosauri. Una repubblica dei dinosauri. Guidata da un presidente (Napolitano, 83 anni), un premier (Prodi, 68 anni appena compiuti) e un capo dell’opposizione (Berlusconi, 70 primavere, ma a settembre arriverà a 71) che in tre sulla torta di compleanno dovrebbero mettere 221 candeline. Un paese che i giovani li paga poco (la metà, come scrive Curzio Maltese sul Venerdì di Repubblica, di un coetaneo inglese e tedesco e 1.000 euro in meno persino di uno spagnolo). E li valorizza ancor meno. Imponendogli tempi di attesa infiniti per fare qualunque cosa. Un esempio? Nel 1965 si guadagnava una cattedra universitaria a 35 anni; nel 2005 a 53-59 anni. Ma che gavetta è quella che termina un attimo prima della pensione? Che poi, vista l’aria che tira (e il debito pubblico che sale, arrivando all’impronunciabile cirfa di 1,6 milioni di milioni di euro), ma questa famosa pensione la prenderemo mai?








