La diretta

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Dove vogliamo andare? Ma a Nizza, naturalmente. Da Piacenza a Nizza, passando per l’appennino e la Liguria. Faremo mare e montagna, quindi. Perchè- precari o non precari- non ci vogliamo fare mancare nulla.
E se volete incontrarci -o siete semplicemnte curiosi di sapere a che punto siamo arrivati- eccovi serviti. Con una web cronaca in diretta (o quasi) della nostra marcia. 

Tappa 8, 28 agosto. Da Portofino a Sciarborasca. Ci siamo arenati
28 agosto: atto finale. Abbiamo esaurito i soldi. Epilogo tutto sommato scontato per due precari che per giorni, a Portofino, avevano provato a condividere le gioie -e le spese- dei ricchi.
Ci siamo arenati in un anonimo paesino a quattro chilometri dalla costa, sull’Appennino genovese: Sciarborasca. Già il nome portava cattivi presagi, cioè sfiga. E infatti è piovuto che sembrava che il cielo ce l’avesse con noi. Forse è stata la vendetta dei ricchi di Portofino, oppure dei beffati della caccia al tesoro. Chissà.
Comunque sia, non ci perdiamo d’animo e ci riproveremo. Ci riproveremo a fuggire dall’Italia. In fondo anche Cristo, ai suoi esordi, pare si sia fermato ad Eboli. Noi a Sciarborasca. Più o meno ci siamo.

 Tappa 7, 23 agosto. Da Rapallo a Portofino. Dal mare dei poveri al mare dei ricchi
Siamo a Portofino, alla ricerca di un angolino tra i ricchi. Ci accontenteremmo di poco: un posticino su uno di quegli yacht immensi da quaranta metri, magari nella stiva, dove non disturberemmo nessuno. Oppure potremmo stare nel magazzino del materiale da pesca, pronti all’occorrenza a fare da esca per i pesci. Ma almeno ce li daranno i contributi per un ruolo così? Dovremmo prima fare un master?
Siamo arrivati in una delle città italiane più “in”. A piedi, passando per i sentieri in mezzo al bosco. Come i barbari alle soglie dell’impero. Con gli zaini in spalla. E qui, come un’orda, abbiamo bivaccato. E abbiamo visto: ville superlusso, barche da sogno, donne da tv. E abbiamo mangiato: 4 euro e ottanta per tre pesche. Al calar del sole siamo tornati nella nostra tenda modesta e incerottata, sbalorditi da tanta ricchezza. Ma domani torneremo al porto: abbiamo una missione da compiere.  

Tappa 6, 21 agosto. Da Torriglia a Rapallo. Continua a piovere sul bagnato
Siamo subito ripartiti da Torriglia, convinti che, per sfuggire al maltempo, saremmo dovuti arrivare al mare. Cioè a Rapallo. Ma anche qui piove sul bagnato. E -sfiga nella sfiga- ci è pure esplosa la tenda. Forse invece che a Nizza dovremmo andare a Lourdes. 

Tappa 5, 20 agosto. Da Rovegno a Torriglia. Comincia a piovere sul bagnato
Lunedì, purtroppo, si riprende a lavorare. Ma, per nostra fortuna, riprendono a circolare le corriere. Che altrimenti a Torriglia ci saremmo arrivati a nuoto, perché piove che sembra il diluvio universale. Torriglia, sempre sull’Appennino ligure, non la conosce nessuno. E, in effetti, non è che ci sia granchè da vedere. O da fare. L’unica cosa bella è lei, la “Bella di Torriglia, che tutti vogliono ma che nessuno si piglia”. E’ una leggenda: nel corso dei secoli ci sarebbe sempre stata in paese una donna bellissima e di facili costumi che avrebbe fatto felici tutti i paesani. Noi, però, della “Bella” non abbiamo visto neanche l’ombra. E la nostra giornata torrigliese l’abbiamo passata in una piccola pensione. Piccola, ma che ci è costata più di un hotel a Parigi

Tappa 4, 19 agosto. Da Cerignale a Rovegno (GE). Alla ricerca del bus perduto
Volevamo barare. Ma non ci siamo riusciti. A fermarci non sono stati gli scrupoli. Ma i soliti (dis)servizi pubblici. Perchè oggi, porca miseria, è domenica. E di autobus -praticamente- non ce n’è. E così, dopo tre giorni a Cerignale, abbiamo deciso di partire comunque. Ma ancora una volta a piedi.Venti chilometri di marcia tra le montagne. Indimenticabili. Se non altro per la fatica. E per la sorpresa finale. Perchè pensavamo di fermarci a dormire ad Ottone, l’ultimo comune dell’Appennino piacentino. Peccato che, a Ottone, non ci sia nulla per dormire. Neppure un affittacamere. Così, sul calar della sera, ci è toccato rimettere le gambe in spalla. E dopo aver digerito altri 10km -ormai a notte fonda- siamo finalmente arrivati al campeggio di Rovegno, nel genovese. Che ci ha regalato la classica ciliegina sulla torta: una notte nella “cosa”

Tappa 3, 16 agosto. Da Marsaglia a Cerignale (ma ci arriveremo mai a Genova?)
Ebbene si’. Questa volta abbiamo marciato. Per davvero. E da Marsaglia -oggi- siamo arrivati fino a Cerignale. Come dire un po’ piu’ vicino a Genova. Ma non di tanto. Mancano ancora un pacco di chilometri. Ma oggi ce ne siamo sparati una ventina. E 500 metri di dislivello. Qui -dopo tanta fatica- ci restiamo almeno una settimana. Sandro ha il piede sinistro gia’ piagato e cerottato. Antonio ha le gambe da rottamare.
Certo, Cerignale e’ un paesino di poche anime arroccato sul bordo della valle. Ma qui il campeggio e’ una specie di Mecca per noi precari. Costa solo pochi euro a notte, cena compresa. 

Tappa 2, 13 agosto. Da Bobbio a Marsaglia (sempre sperando di arrivare a Genova)
Altra tappa, altro bus. Nessuno inorridisca: il pullman, infatti, è un mezzo economico, adeguato a noi precari. Insomma, per barare bariamo. Ma con buon senso. E trasparenza. Che in Italia, diciamocelo, e’ cosa rara.
Marsaglia si trova sempre nella valle -la Val Trebbia- che collega Piacenza a Genova. Un centinaio di case, tre locande, due bar e un sabbiatoio: il paese e’ tutto qui. E qui abbiamo deciso di sostare altri due giorni. Perche’ non vogliamo proprio perderci il circo sardo, in scena a ferragosto. 

Tappa 1, 11 agosto: Da Piacenza a Bobbio (sperando prima o poi di arrivare a Genova)
Lo ammettiamo. Abbiamo barato. Siamo precari, mica bugiardi. E quindi lo diciamo chiaro e tondo: la prima tappa -da Piacenza fino a Bobbio- l’abbiamo fatta in bus. Ma per un’ottima ragione. Volevamo evitare di mettere a rischio le nostre vite gia’ precarie. Nei weekend di agosto, infatti, la strada che dobbiamo fare -la statale 45, che da Piacenza arriva a Genova- sembra il circuito del Mugello. Con auto e moto che sfrecciano a tutta birra. E senza uno spazio ragionevole per bici e pedoni.
A Bobbio, il comune più importante tra Piacenza e Genova abbiamo deciso di restare un paio di giorni. In campeggio. Ma come, direte voi, non avete manco cominciato a marciare che gia’ vi fermate? E’ che stiamo aspettando. Stiamo aspettando che qualcuno ci convinca che partire a piedi e’ stata una follia.