Sandro vorrebbe smettere
Sandro ha 28 anni. E da quando si è laureato in lettere, quattro anni fa, soprattutto ha smesso.
Ha smesso di sognare una fulgida carriera da ricercatore all’università. Perchè ha provato a fare il concorso, quello per il dottorato. Ed era pure arrivato secondo. Ma, diciamo, dei non eletti. Insomma degli esclusi. Sfiga? Altri più preparati di lui? Forse. E forse, no. I primi tre fortunati vincitori, infatti, erano tutti- casualmente- allievi (e tesisti) degli insegnati che componevano la commissione.
Ha smesso di fare l’impiegato, il lavoro con cui si manteneva in attesa del famoso concorso (quello di dottorato). Perchè il boss dell’azienda gli aveva fatto un contratto da apprendista. A 26 anni. E non gli pagava neppure gli straordinari.
Ha smesso di voler fare il cameriere. Un lavoro con cui pensava di guadagnare bene (i ristoranti e i bar sono o non sono sempre pieni?). Perchè, in effetti, nell’ultimo posto dove ha lavorato- un hotel in Val d’Aosta- lo stipendio non era male. Peccato, però, che il proprietario si dimenticasse di versarlo. E alla fine Sandro, per farsi pagare, ha dovuto ingaggiare un braccio di ferro lungo alcuni mesi.
Ora ha finito anche la scuola di specializzazione (altri due anni dietro ai banchi) per diventare insegnante. E, dopo aver studiato dieci anni, vorrebbe finalmente salire in cattedra. Ma soprattutto vorrebbe smettere di farsi sempre prendere per il culo. Perchè, dopo una gavetta infinita (un decennio, appunto) non capisce per quale ragione ora debba fare il precario (di un posto di ruolo, per ora non se ne parla) pure a scuola. E soprattutto non capisce perchè il ministero della pubblica istruzione (che a Palazzo Chigi e dintorni ci siano parenti dell’albergatore della Val d’Aosta?) non abbia ancora finito di pagargli l’ultima supplenza. E lui, da giugno, sta ancora aspettando i mille e rotti euro che gli devono.








