Cosimo e le Mele (e le pesche di Portofino)
Ci e’ riapparso cosi’. All’improvviso. Lievitando sopra le rovine della nostra tenda. E a vederlo, con indosso sempre la sua toga bianca, non ci potevamo credere. Non ci potevamo credere che proprio lui, Cosimo, il vero protagonista di questa estate italiana, fosse tornato a farci visita. A fare visita proprio a noi, i due precari in marcia da Piacenza a Nizza.
E invece: “Si’, sono sempre io, Cosimo”, ci ha detto senza preamboli. E mentre svolazzava, nella sua toga bianca, ci sembrava quasi un angelo. Quasi. Perche’ a guardarlo bene- con quella sua inconfondibile pelata- non potevamo fare a meno di pensare a quelle foto che lo ritraevano con gli occhi bassi. E alla storia della notte folle con i due troioni e la coca. E stavamo per chiedergli come era andata a finire con la moglie -e con l’inchiesta della Procura di Roma- quando ci fece segno di tacere. E come leggendo nelle nostre menti: “Basta con questi pensieri impuri. Sono qui per compiere una nuova missione. Seguitemi”, ci ordino’.
E noi che dovevamo fare? Cosimo e’ cosi’. Quando si mette in testa una cosa -per quanto bizzarra sia- non c’e’ verso di fargli cambiare idea. E cosi’ ci incaminammo. Lui, svolazzando. E noi, marciando. Per chilometri e chilometri. Per ore e ore. Finche’ calo’ la notte. E ci ritrovammo in una selva oscura. Oh che e’ la discesa agli inferi? “No, pezzenti. E’ la pineta di Portofino. E piantatela con queste domande idiote, che dobbiamo essere in cima prima dell’alba”, ci disse Cosimo.
E cosi’ fu. E quando stava per sorgere il sole, arrivammo su una enorme terrazza. Che dominava la baia. La nostra guida era ispiratissima. E con gli occhi rivolti al mare, attacco’: “In verita’, in verita’ vi dico, che ho veramente peccato. Ma che ho intenzione di espiare. E poi, dopo un giusto periodo di purgatorio e di silenzio stampa, fondero’ un nuovo partito, quello dell’amore”. Come Cicciolina? “Blasfemi. No, piuttosto come Don Sturzo. Un partito dell’amore cristiano ispirato direttamente a…”. E indico’ il cielo. A Dio? “No, a Berlusconi. Si vede proprio che siete due sprovveduti. Ma io sono qui per questo. Per purgarmi. E ammaestrarvi. Ora vuotero’ il sacco. E vi diro’ tutto”.
E Cosimo ci svelo’ i tre misteri di Portofino. Scendemmo al porto, e ci indico’ le barche: “Vedete questi maxiyacht, mica sono stati comprati, a prezzo del sudore della fronte”. Ah no? “No, essi sono il frutto della moltiplicazione dei codici fiscali e delle partite Iva”. Un miracolo come alle nozze di Cana? “Una specie. Ma lo fanno i commercialisti”, ci rivelo’ la nostra guida. Che poi attacco’ a fare nomi e cognomi. Ma ci avverti’: “Questo pero’ non scrivetelo”. E’ troppo presto perche’ la gente sappia, come per i misteri di Fatima? “No, e’ che finiremmo tutti e tre a fare compagnia ai pesci”. Poi indico’ le ville che svettavano sulle pendici della baia. E ci narro’ la parabola dell’elusione dell’Ici che porta ai paradisi fiscali. E anche qui fece nomi e cognomi. Ma ci disse: “Anche questo, pero’, non scrivetelo”. Finiremmo sempre a fare compagnia ai pesci? “No, cementati”. Infine, Cosimo, quando ormai il sole era alto nel cielo, ci indico’ le coppie -uomini di mezz’eta’ e giovani ventenni- sedute ai tavoli per pranzare: “Quelle- disse- non sono ne’ le mogli, ne’ le figlie. Ma i nomi non li faccio, nemmeno sotto tortura”. Paura? “No, solidarieta’”.
E fu allora che Sandro si azzardo’ a fare un’altra domanda, l’ultima prima che Cosimo scomparisse di nuovo. “Maestro -disse il precario- io ho un fame boia. Ma solo per comprare tre pesche ho speso quasi cinque euro. Come e’ possibile?”. Cosimo alzo’ gli occhi al cielo. E disse: “In verita’, in verita’ vi dico che gli aumenti della frutta e della verdura sono un mistero anche per me. Ma comunque prendete queste due mele”. Sono frutti dell’albero della conoscienza? “No, le ho fregate alla buvette di Montecitorio. E’ questo potete pure scriverlo. Tanto li’ rubano tutti. E questo non e’ un mistero per nessuno”.
September 13th, 2008 at 2:27 pm
bellissimo il racconto! :))))))