Ferragosto al “mare dei poveri”
Il “mare dei poveri” non ha onde. Ma un po’ si muove. Il mare dei poveri non ha sabbia. Solo grandi sassi grigi. Il mare dei poveri non ha neppure il sale. E questo non sarebbe un gran difetto. Peccato solo che non sia un mare: e’ un fiume. Ma loro, i “poveri” di Piacenza, Milano e dintorni -le vittime dell’euro e del “caro ombrellone”- hanno ripreso ad affollarlo come il Po negli anni Cinquanta.
Il mare dei poveri della ricca Emilia si chiama Trebbia. Ed e’ un fiume- uno degli ultimi balneabili rimasti nella zona- che corre lungo la valle che collega Piacenza a Genova. Noi -i due precari in marcia dall’Italia alla Francia- ci siamo incocciati un po’ per caso. O per destino, visto che si trova proprio lungo il cammino che avevamo scelto per arrivare a Nizza. Ma non sapevamo che il fiume fosse stato ribattezzato cosi’, prendendo spunto dal vecchio soprannome del Po. Ce l’hanno spiegato -strada facendo- ristoratori e albergatori della valle. Che di questo soprannome non proprio complimentoso non si fanno un cruccio. Anche perche’ quest’anno stanno facendo -chi piu’ chi meno- affari d’oro.
Perche’, certo, da qui le discoteche della Costa Smeralda e il vulcano (finto) acceso da Berlusconi (per davvero) a villa Certosa a Ferragosto sembrano davvero lontani. E- anche il 15 di agosto- i turisti si sono dovuti accontentare di qualche orchestra di liscio e di un po’ di fuochi di artificio. O tutt’al piu’ del circo sardo che da settimane si sta esibendo nella valle con il numero- “irresistibile” come recitano i cartelloni pubblicitari- dell’uomo di gomma. Ma l’acqua e’ sempre acqua. E il sole e’ sempre sole. E qui costano meno dei 100 euro al giorno che una famiglia deve sborsare per un ombrellone in Liguria.
E allora tutti giu’ a spalmarsi creme abbrozzanti. A fare tuffi, anche spericolati. E a riempire le spiagge lungo il fiume. E i campeggi.
Anche la sfiga, infatti, e’ solo una questione di punti di vista. Come l’euro, per esempio. Che alle famiglie italiane ha portato prezzi sempre piu’ alti. E stipendi tra i piu’ bassi d’Europa (siamo al quart’ultimo posto, davanti solo a Spagna, Grecia e Portogallo). Ma ai camping della Val Trebbia ha regalato un bel po’ di turisti.
Per capire quanto il “mare dei poveri” stia tirando , basta un numero. Solo il campeggio di Bobbio (a meta’ Val Trebbia) - e solo a luglio- ha fatto 900 presenze. Il segreto del suo successo? Per i gestori di questo campeggio la spiegazione e’ semplice: ai loro clienti- che vengono da Pavia, Cremona, Piacenza e Milano- oggi come oggi “manca la moneta”. E cosi’, invece di andare al mare, ripiegano sul fiume. E per spendere ancora meno, invece di andare in albergo, riempiono bungalowe e piazzole.
I numeri del mini boom dei campeggi pero’ non tengono conto dei tantissimi bagnanti pendolari. Ovvero degli amanti del turismo super mordi e fuggi. Che come, ci ripetono con rabbia i baristi, arrivano alla mattina con “le borsone della spesa e non comprano nulla, neppure un caffe’”. E poi ripartono la sera.
Ma chi sono questi “senza moneta” che arrivano a rinunciare anche alla capatina al bar? A fare compagnia a residenti e villeggianti storici, da anni, sono arrivati i punkabestia. Ma quelli campeggiano solo abusivamente. E solo in riva al fiume. Nei camping, invece, hanno fatto la loro comparsa gli ex benestanti. Che, ci dice il gestore di un altro camping vicino a Cerignale, in alta Val Trebbia, arrivano vestiti di tutto punto, “con le Hogan e la camicina di lino”. E gli chiedono quali monumenti possono visitare. O dove possono andare a fare lo struscio. Peccato che Cerignale fa cinquanta anime. E’ a mille metri d’altezza. E l’unica cosa da vedere sono le montagne e gli alberi.Insomma, sintetizza il patron del camping, “soldi non ne hanno piu’. Ma alle vacanze non ci vogliono giustamente rinunciare”. E arrivano sull’appennino. Solo che devono cambiare abitudini. E le abitudini sono dure a morire.
I forzati del camping- e del fiume- pero’ non piacciono a tutti. Non piacciono ad esempio al re dei canoisti della val Trebbia. Che incontriamo per caso. E, con amarezza, ci dice che questo turismo porta solo “degrado” e rifiuti (dalla buccia di anguria fino alla classica ciabatta di plastica) per un fiume, il Trebbia, che meriterebbe piu’ attenzioni. Lui che vive e lavora qui da dieci anni cercando di diffondere il verbo della pagaia, spiega che non ne puo’ piu’ di vedere “il fiume morire”. E che se ne vuole andare. Dove? Lontano dal “mare dei poveri”, risponde sicuro, a praticare il suo sport. E fare fotografie. Si vede che lui, tanto povero non e’.
March 29th, 2008 at 12:21 pm
Grande Sandro!!!
Me gusta mucho vuestra página web, dice las cosas como son. Espero que sigais con tanto entusiasmo trabajando en este proyecto tan interesante y bonito.
Un saludo
July 31st, 2008 at 11:01 am
bentornatiiiiiii belliiiiiii :-))
July 31st, 2008 at 11:01 am
ciao ragazzi!
July 31st, 2008 at 11:01 am
Grazie per i sorrisi !!!!!
Fataci ridere anche se siete in ferie !!!!!
Buona vacanza !!!!!
July 31st, 2008 at 11:03 am
hola! un saludin desde
mi flickr a todo el mundo!
nos vemos!!
Nalgaman
July 31st, 2008 at 11:03 am
Accidenti che avventura…
July 31st, 2008 at 11:04 am
e avete anche pagato per la “cosa”…roba da mattiiiiiii
cmq quando arriverete in costa azzurra…fateci sapere
un bacione a ciascuno ciaoooooo
August 15th, 2008 at 11:31 am
poveri o no, gli italiani sarebbe ora che imparassero a portarsi via le cose che si portano al fiume in vacanza. é uno schifo ogni volta! io e il mio ragazzo l’altro giorno sul trebbia, a marsaglia, abbiamo raccolto decine di bottiglie di plastica e anche alcune di vetro, una rotta al collo e piantata volutamente verso l’alto in modo da poter ferire anche gravemente lo sventurato che ci capitasse sopra. ma che posto di M é l’italia??? un posto cosi bello e della gente cosi stupida ed ignorante. bah. bé io continuo a raccogliere i rifiuti degli altri, spero che qualcun’altro seguirà il nostro esempio.
August 24th, 2008 at 9:44 pm
Cara Rosanna,
sante parole. Putroppo chi scrive - insomma noi, i due babbei che se la sono fatta tutta a piedi - conosce bene la valle. E anche la inciviltà di chi la frequenta. Speriamo che qualcuno - povero o no, poco importa - segua il tuo esempio. Noi, nel nostro piccolissimo, cercheremo di imitarti. Perchè siamo convinti che se una cosa - in questo caso il fiume - è pubblica, non significa che non sia di nessuno. Ma vuol dire che è di tutti. E che tutti devono fare la loro parte.
September 13th, 2008 at 2:33 pm
rivedervi era un piacere tale…che mi sono precipitata…grazie del bacione….ma…non dovrebbero essere 2?
September 13th, 2008 at 2:34 pm
Carissimi… purtroppo Vi devo dire che negli anni 70 non si chiamava ancora “mare dei poveri”, ma eravamo poveri che andavano al Trebbia e partivamo anche molto presto per accappararci i sassi + grossi e mettavamo l’anguria nei punti dove l’acqua era + fresca … bacioni e buona vacanza …
November 17th, 2008 at 12:28 pm
Articolo molto interessante, torner? a visitarvi spesso.